sabato 22 febbraio 2020

Corona qua, corona là, corona trallalà.

Questa mattina, quando mi sono alzata, avevo altre idee per la mente riguardo a ciò che avrei scritto in questo blog. Ora, dopo mezza giornata di assurdità lette e tre telegiornali visti, ho cambiato idea.

Partiamo dal presupposto che preferirei mantenere la politica e i politici lontani da questo spazio di riflessione; trovo, tuttavia, impossibile non parlare di questa situazione di pandemia e preoccupazione generale che ha colpito l'Italia e il resto del mondo riguardo al tristemente famoso Coronavirus.

Cosa sappiamo di questo virus? Basicamente quello che ci hanno detto in tv: è un virus che causa sintomi simili alla comune influenza ma che, nei casi più gravi, può portare ad una forma di polmonite e altre patologie respiratorie che possono condurre il contagiato alla morte.
E le persone muoiono, è un dato di fatto, non solo in Cina ma anche nel resto del mondo. Anche qui in Italia.
Essendo una mutazione, questo virus ha la possibilità di infettare il 100% della popolazione mondiale, poiché nessuno ha gli anticorpi necessari ad immunizzarlo. Ora, è logico supporre che non tutti verremo contagiati, anche perché siamo sette miliardi su questo pianeta, quindi è altamente improbabile che non venga trovato un vaccino prima che il virus infetti tutti; ciò che mi lascia basita è l'accanimento con cui certe persone affermano che non ci sia nulla di cui preoccuparsi.
Chissà, forse queste persone ritengono di essere immuni al Coronavirus? 
Lo ripeto: io ho paura. Per me stessa e ancor di più per le persone che amo.
E' un dato di fatto che questo virus del quale sappiamo ancora poco, non esiste al momento una cura e uccide le persone sia già in mezzo a noi. E mi dicono che non dovrei preoccuparmi?
Ovviamente evitare un'ondata di paranoia collettiva e isterismo di massa è fondamentale per non rivedere casi come il bus carico di cinesi preso a sassate in Ucraina, però nemmeno sbeffeggiare e cercare di zittire chi è giustamente preoccupato è corretto.

Sempre più persone che conosco sono arrabbiate e preoccupate: si parla e si chiede di maggiori controlli, di cosa i vari Stati avrebbero potuto fare per prevenire o quantomeno arginare questo virus e di come potremo fare per evitare un contagio che ad oggi sembra probabile.
Per contro, quando qualcuno si permette di esprimere queste preoccupazioni, c'è una buona fetta di persone che risponde accusandoli di essere null'altro che portatori d'odio, esagerati, razzisti e quant'altro. 

Senza stare qui ad alimentare voci complottistiche varie, ricordiamo solo che è un dato certo che il governo di Pechino sapeva del Coronavirus già a Dicembre e ha intimato ai propri medici di tacere al riguardo (esattamente come il governo russo fece con i tecnici della centrale nucleare di Chernobyl), ritardando un intervento che avrebbe potute essere decisivo nell'arginare il problema.

Questo mio articolo non vuole dare ragione a nessuno, complottisti, buonisti o preoccupati/arrabbiati che siate; vuole solo portare alla luce una tematica delicata ed importante in cui io stessa mi sono venuta a scontrare: non c'è più nemmeno il diritto ad esprimere le proprie paure senza che qualcuno tenti di zittirci, umiliarci o imputarci sentimenti d'odio che non possediamo.
E questo è grave forse e anche più del Coronavirus.

Da parte mia spero che questa situazione si risolva in fretta e che voi e tutti i vostri cari stiate bene.

                                                                                                       Michela Gusmini




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