Che cosa siamo noi se non un insieme di ricordi?
I ricordi sono l'arma più potente mai creata dalla Natura: hanno il potere di farci sentire invincibili, di darci motivazioni, di aiutarci a superare le difficoltà, di calmare la nostra mente... o di distruggerla.
Ci sono ricordi capaci di trascinarti nella più cupa disperazione, di trasportarti indietro nel tempo a tal punto da dubitare di ciò che sai essere certo. Appaiono ad una velocità tale che non si possono fermare e riportano alla mente ogni singolo dettaglio, tutto ciò che credevamo di non aver notato: odori, colori, sensazioni.
Non sono null'altro che orribili fotografie che il nostro cervello ha scattato e che si rifiuta di dimenticare.
Avete mai desiderato di dimenticare i vostri ricordi?
Io ci ho pensato e credo che sarebbe ancor più triste che ricordarli. Credo anche che noi siamo ricordi.
Da quando mio padre è morto non ho fatto altro che chiedermi come fosse possibile che una persona come lui, così complessa, con tutte le sue conoscenze e passioni, potesse semplicemente svanire, smettere di esistere.
Ci ho pensato così tanto, rifiutandomi di credere alla sua morte, che credevo sarei impazzita; avevo bisogno di trovare una soluzione, un'idea che conciliasse le due cose: la sua evidente scomparsa e il fatto che per me non sia possibile scomparire davvero del tutto.
E poi, eccola lì la mia risposta: i ricordi. Gli stessi ricordi che volevo dimenticare, che mi laceravano l'anima: noi siamo ricordi.
Nessuno cesserà mai di esistere finché vivrà nell'animo di qualcun altro, fino a che qualcuno si ricorderà di lui avremo anche la certezza che ancora questa persona esiste. Ogni qual volta sento nella mente la voce di mio padre, immagino la sua espressione davanti ad un mio comportamento o commento, lui vive.
Noi tutti viviamo negli altri, nei loro ricordi; siamo anche capaci di essere un solo individuo, quando condividiamo lo stesso ricordo. Così, nello stesso modo in cui pensando a te vengo sommersa dai ricordi di una vita insieme, tu che mi ricordi porti in te una parte del mio essere.
I ricordi possono essere molto diversi tra di loro: così dolci da essere quasi idealizzati, così diversamente interpretati da avere significati diametralmente opposti persino tra le stesse persone che li condividono. Hanno l'indiscusso potere di cambiare il colore della nostra giornata, da grigio a rosa, e poi rosso, nero, verde, blu.
E' più difficile essere arrabbiati dopo aver ricordato i bei momenti passati insieme; è quasi impossibile sorridere dopo aver ricordato la sofferenza, ed è facile ridere anche dopo le lacrime se certi ricordi si affacciano alla finestra della nostra mente.
Voglio celebrare i ricordi, il loro potere di condizionarci, il solo fatto che siano una parte essenziale di noi.
E non voglio dimenticarli perché sarebbe come perdere me stessa... e le persone che amo, insieme a me.
giovedì 27 settembre 2012
lunedì 10 settembre 2012
Nondum matura est, nolo acerbam sumere.
Eh, già, capita a tutti di finirci dentro: si desidera una cosa, non la si può ottenere e quindi si finisce per disprezzarla.
Grazie a Dio, non è questo il mio caso!
Come reagiamo quando ci viene negata una cosa che desideriamo con tutte le nostre forze? C'è chi la disprezza apertamente, chi fa lo gnorri, e chi non si arrende e continua a sperarci. Io un tempo appartenevo a quest'ultima categoria: credevo fermamente che impegnandosi si potesse raggiungere qualsiasi obiettivo.
Che visione romantica del mondo.
Chiaramente poi sono venuta a scontrarmi con la triste realtà - beh, che sia triste sono solo punti di vista - e cioè che a volte non basta tutta la buona volontà dell'intero universo per far si che qualcosa accada.
Non è colpa di nessuno, è così, punto.
Quindi, a questo punto, quando le illusioni svaniscono, come reagiremo?
Sarebbe forse più facile disinteressarsi di qualcosa/qualcuno se questa/o uscisse dalla nostra vita? Immagino di sì, ma credo che dipenda anche da quanto ci interessi.
E se questa cosa che ci interessa non avesse la grazia o la possibilità di svanire dalla nostra quotidianità? Continueremmo a struggerci per lei o inizieremmo a detestarla?
Nella favola attribuita a Esopo, la volpe vista l'impossibilità di raggiungere l'uva la denigra, facendola passare per acerba e quindi non appetibile; e noi cosa facciamo? La stessa cosa, direi. Tutto pur di non ammettere che forse siamo noi quelli incapaci di coglierla o che semplicemente non siamo abbastanza - in tutti i sensi.
Scartato un obiettivo, eccoci subito pronti a passare al successivo.
Meccanismo di autodifesa? Incapacità di perdere?
Entrambe, credo.
Credo, eppure, che non vada solo visto il lato negativo della faccenda: solo perché i nostri obiettivi cambiano non significa che siano meno importanti o che siano "un rimpiazzo" per ciò che abbiamo perduto, quanto una sorta di "perfezionamento" che alla fine ci condurrà alla nostra vera meta.
Quello che conta è non fossilizzarci sulle situazioni e accettare la realtà dei fatti senza rancori inutili, solo così avremo la lucidità necessaria per vedere che - magari - ciò che fa per noi è proprio a due passi: e allora che la sfida cominci... Carpe Diem!
#volere #desiderio #fine #rapporto #volpe #uva #positività #cambiamento
Grazie a Dio, non è questo il mio caso!
Come reagiamo quando ci viene negata una cosa che desideriamo con tutte le nostre forze? C'è chi la disprezza apertamente, chi fa lo gnorri, e chi non si arrende e continua a sperarci. Io un tempo appartenevo a quest'ultima categoria: credevo fermamente che impegnandosi si potesse raggiungere qualsiasi obiettivo.
Che visione romantica del mondo.
Chiaramente poi sono venuta a scontrarmi con la triste realtà - beh, che sia triste sono solo punti di vista - e cioè che a volte non basta tutta la buona volontà dell'intero universo per far si che qualcosa accada.
Non è colpa di nessuno, è così, punto.
Quindi, a questo punto, quando le illusioni svaniscono, come reagiremo?
Sarebbe forse più facile disinteressarsi di qualcosa/qualcuno se questa/o uscisse dalla nostra vita? Immagino di sì, ma credo che dipenda anche da quanto ci interessi.
E se questa cosa che ci interessa non avesse la grazia o la possibilità di svanire dalla nostra quotidianità? Continueremmo a struggerci per lei o inizieremmo a detestarla?
Nella favola attribuita a Esopo, la volpe vista l'impossibilità di raggiungere l'uva la denigra, facendola passare per acerba e quindi non appetibile; e noi cosa facciamo? La stessa cosa, direi. Tutto pur di non ammettere che forse siamo noi quelli incapaci di coglierla o che semplicemente non siamo abbastanza - in tutti i sensi.
Scartato un obiettivo, eccoci subito pronti a passare al successivo.
Meccanismo di autodifesa? Incapacità di perdere?
Entrambe, credo.
Credo, eppure, che non vada solo visto il lato negativo della faccenda: solo perché i nostri obiettivi cambiano non significa che siano meno importanti o che siano "un rimpiazzo" per ciò che abbiamo perduto, quanto una sorta di "perfezionamento" che alla fine ci condurrà alla nostra vera meta.
Quello che conta è non fossilizzarci sulle situazioni e accettare la realtà dei fatti senza rancori inutili, solo così avremo la lucidità necessaria per vedere che - magari - ciò che fa per noi è proprio a due passi: e allora che la sfida cominci... Carpe Diem!
#volere #desiderio #fine #rapporto #volpe #uva #positività #cambiamento
giovedì 6 settembre 2012
7.9.1958 - 7.9.2012
Ci siamo arrivati, Papi, oggi hai un anno di più.
Un anno che hai visto iniziare ma non finire, del quale non abbiamo foto, ma tanti ricordi (anche se non piacevoli).
Ricordi e lettere.
Tu lo sai che ho mentito nelle mie: ci ho scritto quello che sognavo che accadesse, anche se sapevo che era impossibile, che nemmeno la famigerata Congiunzione Astrale avrebbe potuto cambiare il nostro destino.
C'è stato il tempo per l'odio e la rabbia, ma questi sentimenti non possono trovare spazio in un discorso che riguarda te, così, nel giorno del tuo compleanno, non voglio celebrare la morte ma la vita insieme.
Parlerò delle piccole cose che ci rendevano una famiglia speciale, per nostra stessa ammissione sgangherata, ma unica: non la classica famiglia del Mulino Bianco, ma una famiglia che amava davvero passare del tempo insieme. Non per costrizione, ma per piacere.
Parlerò di tutte le sante mattinate domenicali in cui lo sbattere del tuo rasoio sul lavabo del bagno mi svegliava non più tardi delle nove e mezza... e dei rosari che "tiravo giù" io di rimando.
Parlerò di come mi vendicavo ogni qual volta la puzza di fumo mi faceva girare i cinque minuti e, per ripicca, venivo in cucina dov'eri tu a mettermi lo smalto per le unghie dopo aver usato il solvente... e delle tue madonne, perché odiavi la puzza di smalto quanto io odiavo quella del fumo!
Parlerò della nostra tradizione di andare a vedere il derby di Milano: sul pullman seduti vicini ma allo stadio la partita la si vedeva in due settori differenti, per scaramanzia!
Forse riuscirò a ricordare nei dettagli il giorno in cui venisti nella mia classe, alle scuole medie, durante l'ora di musica a mostrarci il tuo sax e il clarinetto, spiegandoci come funzionavano e suonando per noi... e io, tutta orgogliosa che pensavo "quello è il mio papà!".
Ricorderò anche del pomeriggio in cui mi insegnasti a leggere la musica, quando avevo otto anni, e di quando tu e la mamma mi regalaste la mia prima pianola Bontempi: era piccola, appena due ottave, ma ci ho suonato anni.
Probabilmente sappi che ti rinfaccerò delle due volte in cui mi sono rotta degli arti (mano prima e gamba poi) e tu in entrambi i casi sei sbottato con un memorabile: "Tanto domani vai lo stesso a scuola!", prima di sapere che avevo una frattura. -____-'
Parlerò infine delle nostre storiche urlate, seguite dopo meno di tre minuti dall'armonia assoluta... e che la fonte di esse spesso era la nostra Inter.
La nostra Inter, la passione che condividiamo; come la prima volta che andammo a San Siro, otto anni fa: fu il mio regalo per la festa del Papà, e da allora non abbiamo più potuto farne a meno.
Ho trovato tanti argomenti di cui parlare, quindi ti aspetto, cerca di venirmi a trovare se ti riesce.
Io per mezzanotte vado a dormire, Papi, ci vediamo nell'unico mondo che ci è rimasto: quello dei sogni.
Intanto Buon Compleanno.
Un anno che hai visto iniziare ma non finire, del quale non abbiamo foto, ma tanti ricordi (anche se non piacevoli).
Ricordi e lettere.
Tu lo sai che ho mentito nelle mie: ci ho scritto quello che sognavo che accadesse, anche se sapevo che era impossibile, che nemmeno la famigerata Congiunzione Astrale avrebbe potuto cambiare il nostro destino.
C'è stato il tempo per l'odio e la rabbia, ma questi sentimenti non possono trovare spazio in un discorso che riguarda te, così, nel giorno del tuo compleanno, non voglio celebrare la morte ma la vita insieme.
Parlerò delle piccole cose che ci rendevano una famiglia speciale, per nostra stessa ammissione sgangherata, ma unica: non la classica famiglia del Mulino Bianco, ma una famiglia che amava davvero passare del tempo insieme. Non per costrizione, ma per piacere.
Parlerò di tutte le sante mattinate domenicali in cui lo sbattere del tuo rasoio sul lavabo del bagno mi svegliava non più tardi delle nove e mezza... e dei rosari che "tiravo giù" io di rimando.
Parlerò di come mi vendicavo ogni qual volta la puzza di fumo mi faceva girare i cinque minuti e, per ripicca, venivo in cucina dov'eri tu a mettermi lo smalto per le unghie dopo aver usato il solvente... e delle tue madonne, perché odiavi la puzza di smalto quanto io odiavo quella del fumo!
Parlerò della nostra tradizione di andare a vedere il derby di Milano: sul pullman seduti vicini ma allo stadio la partita la si vedeva in due settori differenti, per scaramanzia!
Forse riuscirò a ricordare nei dettagli il giorno in cui venisti nella mia classe, alle scuole medie, durante l'ora di musica a mostrarci il tuo sax e il clarinetto, spiegandoci come funzionavano e suonando per noi... e io, tutta orgogliosa che pensavo "quello è il mio papà!".
Ricorderò anche del pomeriggio in cui mi insegnasti a leggere la musica, quando avevo otto anni, e di quando tu e la mamma mi regalaste la mia prima pianola Bontempi: era piccola, appena due ottave, ma ci ho suonato anni.
Probabilmente sappi che ti rinfaccerò delle due volte in cui mi sono rotta degli arti (mano prima e gamba poi) e tu in entrambi i casi sei sbottato con un memorabile: "Tanto domani vai lo stesso a scuola!", prima di sapere che avevo una frattura. -____-'
Parlerò infine delle nostre storiche urlate, seguite dopo meno di tre minuti dall'armonia assoluta... e che la fonte di esse spesso era la nostra Inter.
La nostra Inter, la passione che condividiamo; come la prima volta che andammo a San Siro, otto anni fa: fu il mio regalo per la festa del Papà, e da allora non abbiamo più potuto farne a meno.
Ho trovato tanti argomenti di cui parlare, quindi ti aspetto, cerca di venirmi a trovare se ti riesce.
Io per mezzanotte vado a dormire, Papi, ci vediamo nell'unico mondo che ci è rimasto: quello dei sogni.
Intanto Buon Compleanno.
lunedì 3 settembre 2012
Gira, il mondo gira.
Lo so, fa male ammetterlo: il mondo gira anche senza di noi.
Ci piace pensare di essere indispensabili, perché l'inutilità è l'unica cosa peggiore della morte. Meglio morire con la consapevolezza di essere stato utile a qualcuno e amato che vivere rendendosi conto della propria inutilità. Per quanto mi riguarda questa è la cosa che più mi spaventa: essere inutili è come non esistere.
Per evitare di arrivare a questa conclusione tendiamo a fare di tutto: impegnarci nel sociale, lavorare tanto, impicciarci negli affari altrui, circondarci di tante persone, girare senza meta per il mondo chiedendoci poi cosa stiamo cercando.
Che cerchiamo? Un luogo dove poter dare il nostro contributo? Così facendo non ci sentiremo inutili?
Onestamente non lo so, non credo di avere la conoscenza universale che mi servirebbe per poter rispondere a queste domande.
Spesso ho pensato che il mondo si potesse fermare, che se non avessi avuto la forza di andare avanti nemmeno il mondo l'avrebbe fatto, ma poi ho capito: il mio mondo non è il Mondo. Io non sono al centro di esso e nemmeno le mie idee, non ho la forza di cambiarlo né di pretendere di farlo.
Capendo questo ho capito che potevo anche lasciare che il Mondo andasse avanti senza di me: solo se avessi fatto del mio mondo un mondo migliore sarei riuscita a rientrare in quello vero senza sentirmi inutile, perché la prima persona da aiutare è te stesso. Se non sei utile a te stesso per chi potrai mai essere utile?
Ecco perché penso che prima di giudicare gli altri bisognerebbe conoscere a fondo se stessi, avere il coraggio di ammettere chi si è e come la si pensa. Dopo può venire tutto il resto.
Dedicarsi agli altri per non dedicarsi alla conoscenza di sé è forse la forma più alta di ipocrisia.
Io so chi sono, e l'ho accettato.
Non accetto attacchi da chi si rifiuta di farsi un serio esame di coscienza.
Il mio mondo ha ricominciato a girare, e ho faticato non poco per ritrovare una motivazione sufficiente, ma ora gira.
Vediamo cosa mi sono persa del mondo reale, dunque, io sono pronta.
#egocentrismo #mondo #tempo #vita #speranza #pensieri #coscienza
Ci piace pensare di essere indispensabili, perché l'inutilità è l'unica cosa peggiore della morte. Meglio morire con la consapevolezza di essere stato utile a qualcuno e amato che vivere rendendosi conto della propria inutilità. Per quanto mi riguarda questa è la cosa che più mi spaventa: essere inutili è come non esistere.
Per evitare di arrivare a questa conclusione tendiamo a fare di tutto: impegnarci nel sociale, lavorare tanto, impicciarci negli affari altrui, circondarci di tante persone, girare senza meta per il mondo chiedendoci poi cosa stiamo cercando.
Che cerchiamo? Un luogo dove poter dare il nostro contributo? Così facendo non ci sentiremo inutili?
Onestamente non lo so, non credo di avere la conoscenza universale che mi servirebbe per poter rispondere a queste domande.
Spesso ho pensato che il mondo si potesse fermare, che se non avessi avuto la forza di andare avanti nemmeno il mondo l'avrebbe fatto, ma poi ho capito: il mio mondo non è il Mondo. Io non sono al centro di esso e nemmeno le mie idee, non ho la forza di cambiarlo né di pretendere di farlo.
Capendo questo ho capito che potevo anche lasciare che il Mondo andasse avanti senza di me: solo se avessi fatto del mio mondo un mondo migliore sarei riuscita a rientrare in quello vero senza sentirmi inutile, perché la prima persona da aiutare è te stesso. Se non sei utile a te stesso per chi potrai mai essere utile?
Ecco perché penso che prima di giudicare gli altri bisognerebbe conoscere a fondo se stessi, avere il coraggio di ammettere chi si è e come la si pensa. Dopo può venire tutto il resto.
Dedicarsi agli altri per non dedicarsi alla conoscenza di sé è forse la forma più alta di ipocrisia.
Io so chi sono, e l'ho accettato.
Non accetto attacchi da chi si rifiuta di farsi un serio esame di coscienza.
Il mio mondo ha ricominciato a girare, e ho faticato non poco per ritrovare una motivazione sufficiente, ma ora gira.
Vediamo cosa mi sono persa del mondo reale, dunque, io sono pronta.
#egocentrismo #mondo #tempo #vita #speranza #pensieri #coscienza
sabato 1 settembre 2012
Questione di comprensione
Certa gente non capisce quando le cose cambiano.
Non so se lo faccia apposta o se proprio non riesca a vedere; a volte non riesco a non domandarmi se l'ottusità di cui fanno sfoggio sia "naturale" o autoimposta.
Come si fa a non vedere che il cielo da azzurro è diventato grigio? Che il calore e la spontaneità si sono trasformate in sufficienza e monotonia? Che la scintilla dell'eccitazione e della gioia si è affievolita per non dire spenta?
Certe persone si nascondono dietro scuse o dietro ad altre persone pur di non ammettere che c'è un problema, che le cose non vanno e che un'era è giunta al termine. Sono assolutamente convinta che la nostra vita sia suddivisa in "Ere", come quelle geologiche, e che queste passino. Non c'è modo per impedirlo, ed è inutile tentare di farlo.
Che senso ha tirare avanti un qualcosa che non ha più ragione d'essere?
Credo che ognuno di voi possa capire ciò di cui parlo; a chi non è capitato di percepire quel lieve freddo che s'insinua in una relazione quando oramai è al termine? Di pensare ad un'altra persona con stizza, se non addirittura con indifferenza, quando solo poco tempo prima avremmo fatto di tutto pur di bruciare la strada che ci divideva?
Badate bene, non parlo solo di relazioni amorose; quelle sono fin troppo facili da distruggere. E' l'amicizia il sentimento più difficile a cui rinunciare, poiché non può essere sostituito dal sesso (cosa che l'amore può essere, se ci si accontenta).
Si può rinunciare ad avere accanto qualcuno solo a patto di avere amicizie salde e forti, che possano darci quella comprensione e l'affetto di cui abbiamo bisogno (notate bene che non ho detto che si possa rinunciare all'amore, questo mai!). Quindi cosa accade quando l'amicizia finisce? E come può esaurirsi un sentimento che dovrebbe essere eterno, in quanto non influenzato da amore o attrazione?
Le risposte sono molteplici; ho visto amicizie finire per tradimenti, per la lontananza, per invidie e poi ne ho viste finire perché le persone cambiano.
Il punto sta tutto qui.
Ciò che va bene per te a sedici anni non è detto che vada bene anche quando ne avrai trenta.
Le persone evolvono, iniziano ad avere hobby diversi, conoscenze diverse e sempre meno tempo. Alla fine è sempre la distanza il vero metro di giudizio: è facile essere amici quando ci si vede tutti i giorni e si condivide gran parte del nostro mondo, ma cosa accade quando le strade si dividono? Quanto è forte quel sentimento che credevamo eterno?
Io credo che dovremmo iniziare a farci delle domande nel momento stesso in cui diventa palese che non si riesce più a stare da soli; nascondersi dietro ad altre persone sperando che la loro presenza riesca ad attenuare l'imbarazzo e la non spontaneità è inutile e dannoso.
Accettiamolo: un'altra Era è finita.
Sotto con la prossima, dunque!
Non so se lo faccia apposta o se proprio non riesca a vedere; a volte non riesco a non domandarmi se l'ottusità di cui fanno sfoggio sia "naturale" o autoimposta.
Come si fa a non vedere che il cielo da azzurro è diventato grigio? Che il calore e la spontaneità si sono trasformate in sufficienza e monotonia? Che la scintilla dell'eccitazione e della gioia si è affievolita per non dire spenta?
Certe persone si nascondono dietro scuse o dietro ad altre persone pur di non ammettere che c'è un problema, che le cose non vanno e che un'era è giunta al termine. Sono assolutamente convinta che la nostra vita sia suddivisa in "Ere", come quelle geologiche, e che queste passino. Non c'è modo per impedirlo, ed è inutile tentare di farlo.
Che senso ha tirare avanti un qualcosa che non ha più ragione d'essere?
Credo che ognuno di voi possa capire ciò di cui parlo; a chi non è capitato di percepire quel lieve freddo che s'insinua in una relazione quando oramai è al termine? Di pensare ad un'altra persona con stizza, se non addirittura con indifferenza, quando solo poco tempo prima avremmo fatto di tutto pur di bruciare la strada che ci divideva?
Badate bene, non parlo solo di relazioni amorose; quelle sono fin troppo facili da distruggere. E' l'amicizia il sentimento più difficile a cui rinunciare, poiché non può essere sostituito dal sesso (cosa che l'amore può essere, se ci si accontenta).
Si può rinunciare ad avere accanto qualcuno solo a patto di avere amicizie salde e forti, che possano darci quella comprensione e l'affetto di cui abbiamo bisogno (notate bene che non ho detto che si possa rinunciare all'amore, questo mai!). Quindi cosa accade quando l'amicizia finisce? E come può esaurirsi un sentimento che dovrebbe essere eterno, in quanto non influenzato da amore o attrazione?
Le risposte sono molteplici; ho visto amicizie finire per tradimenti, per la lontananza, per invidie e poi ne ho viste finire perché le persone cambiano.
Il punto sta tutto qui.
Ciò che va bene per te a sedici anni non è detto che vada bene anche quando ne avrai trenta.
Le persone evolvono, iniziano ad avere hobby diversi, conoscenze diverse e sempre meno tempo. Alla fine è sempre la distanza il vero metro di giudizio: è facile essere amici quando ci si vede tutti i giorni e si condivide gran parte del nostro mondo, ma cosa accade quando le strade si dividono? Quanto è forte quel sentimento che credevamo eterno?
Io credo che dovremmo iniziare a farci delle domande nel momento stesso in cui diventa palese che non si riesce più a stare da soli; nascondersi dietro ad altre persone sperando che la loro presenza riesca ad attenuare l'imbarazzo e la non spontaneità è inutile e dannoso.
Accettiamolo: un'altra Era è finita.
Sotto con la prossima, dunque!
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