venerdì 2 dicembre 2022

La Grande Avventura

Come potrei descrivere il mondo in cui vivo? Scintillante senza dubbio, ma freddo, impersonale.
Tutte le città sono uguali, perché è così che si fanno nel Tremila: palazzoni che sfiorano il cielo coperti di piante meccaniche che assorbono la luce solare e la convertono in energia; strade deserte perché nessuno cammina più quando può muoversi per aria con le Metro Aeree o, se si è più ricchi, con il teletrasporto.
Mi chiamo Mirko, ho 12 anni e la mia passione è la meccanica: non per vantarmi ma sono un vero genio nel costruire robot! Ho iniziato quando ero piccolissimo e da allora ho partecipato a tutti i concorsi della mia scuola vincendone anche alcuni. Il mio sogno è di poter lavorare all’agenzia aerospaziale da grande e sono sicuro che continuando ad impegnarmi ce la farò.
Al momento sto lavorando su un prototipo volante che dovrebbe aiutarmi a trasportare piccoli oggetti. Che dite? Che è banale? Questo perché non sapete la sua particolarità: agisce in base al pensiero!
Vi chiederete dove, un bambino come me, trovi i pezzi necessari a costruire queste meraviglie tecnologiche… ebbene, lasciate che vi sveli il mio segreto: conosco un posto fantasticissimo, che nessuno frequenta più, dove ci sono a migliaia di quei pezzi di ricambio che gli adulti chiamano volgarmente spazzatura.
Ci sto giusto andando adesso, quindi potete venire con me e…
AHIA!
Cosa è stato?! Mi volto ma non vedo nessuno dietro di me, la via è deserta. Me lo sarò immaginato? Faccio qualche passo indietro, indeciso se controllare meglio o no quando…
AHIA, MI FAI MALE!
Con un balzo di sorpresa mi guardo attorno: non me lo sono sognato, qualcuno ha parlato! Nel mio campo visivo, tuttavia, non c’è anima viva…
Sono qui sotto, ti puoi levare di dosso per favore?
Sgomento, guardo verso i miei piedi e noto che sto calpestando una foglia: non sembra la tipica foglia artificiale dei palazzi, ha un bel colore verde chiaro e le punte che ricordano una manina.
- Cosa sei tu? – domando affascinato accucciandomi accanto ad essa.
Non lo vedi? Sono una foglia, ovviamente!
- Macché. – rispondo io, - Le foglie hanno i pannelli solari e tu non ce li hai. –
Vedo le sue estremità arricciarsi per il disappunto.
Questo perché tu conosci solo le macchine. Io non sono artificiale: sono un’autentica foglia organica! Sono la foglia più bella ed elegante dell’albero più vecchio del mondo!
Mi sento scettico dinnanzi a questa affermazione.
Ma come, non mi credi? Dimmi, le tue fogliette artificiali sanno per caso parlare? Hanno una loro coscienza? Non vedi quanto io sia straordinariamente speciale?
In effetti la cosa m’incuriosisce: dev’essere una qualche sorta di robot con un’intelligenza artificiale, però non capisco che senso abbia averla costruita con una forma così poco pratica: non ha gambe per muoversi o eliche con cui volare, quindi suppongo che debba essere trasportata.
La prendo tra le mani per studiarla mentre lei protesta con un indignato: MA INSOMMA!
Al tatto sembra morbida e liscia, ha delle strane venature e un piccolo gambo. Immagino che sia lì che risiede il chip che la controlla, quindi lo piego per aprirlo ma, inaspettatamente, questo si rompe e mi rimane tra le mani causando alla foglia un grido di dolore.
Che cosa hai fatto? Perché mi hai fatto del male?
Mi domanda sofferente mentre dal gambo rotto scende una goccia di un liquido lattiginoso, come una lacrima.
Capisco di aver sbagliato: quella non è un robot, ma una foglia vera come ne ho viste nei musei!
Cosa ho fatto?! Mi sento così in colpa che pure io inizio a piangere.
La foglia ha smesso di lacrimare e mi osserva in silenzio; non so come scusarmi, mi rendo conto di averle fatto un torto enorme e non so come rimediare.
Cerco di balbettare qualche scusa sperando che lei comprenda la mia sincerità ma sembra che abbia deciso di chiudersi in sé stessa.
Decido di portarla con me, non posso abbandonarla lì dopo quello che le ho fatto e lei non oppone resistenza; nel breve tragitto che mi rimane fino alla discarica di rottami cerco di pensare a un modo per aiutarla: mi rendo conto che, a parte che sia una vera foglia dell’albero più vecchio del mondo, non so altro su di lei.
- Posso chiederti come ti chiami? – le domando sperando che accetti ancora di parlare con me e, incredibilmente, mi risponde:
Sono una foglia, non ho bisogno di un nome.
- Non ne vuoi uno? – le domando ancora, incuriosito.
E cosa me ne faccio? Oramai la mia Grande Avventura è finita, non mi resta che appassire e morire come le mie sorelle prima di me.
Mi pare una cosa un tantino esagerata… siamo nel Trentunesimo secolo, esiste una soluzione praticamente per tutto.
ECCO! L’idea mi colpisce come raggio di sole che sbuca dalle nubi: ora so come fare ammenda al mio errore!
- Cos'è una Grande Avventura? – domando concitato, mentre la mia mente galoppa.
Girare il mondo, vedere ogni angolo del pianeta trasportata dai venti, conoscere tante persone… ahimè, ora non mi sarà più possibile: come faccio senza il mio gambo a volare?
- Mmm... se ti dicessi che posso aiutarti ti fideresti di me? – le chiedo sfoderando il mio miglior sorriso.
La foglia mi osserva per un attimo, poi ribatte diffidente:
Perché dovrei fidarmi di qualcuno che mi ha fatto del male?
- Perché non l’ho fatto apposta! Purtroppo è successo per via della mia ignoranza e mi dispiace davvero tantissimo, ma non sono una cattiva persona, quindi ti prego di accettare il mio aiuto: è l’unico modo che ho per ripagare il mio debito con te. – esclamo accoratamente; non voglio essere frainteso da questo essere straordinario che ho avuto la fortuna d’incontrare e la sfortuna di offendere con la mia stupidità.
La foglia resta in silenzio per qualche momento, e io temo che non mi perdonerà.
Quando decide di rispondermi, lo fa con timidezza:
Dici che mi è ancora permesso di sognare la mia Grande Avventura?
Mi sento invadere dalla felicità e dalla riconoscenza:
- Ma certo che sì! Vedi, anche se non sembra, io sono un grande inventore! Vedrai che costruirò per te la più fantastica delle navicelle e così potrai viaggiare non solo per il mondo, ma anche in tutti gli altri pianeti che vorrai! –
Se avesse avuto una bocca scommetto che la foglia l’avrebbe spalancata per la sorpresa:
Altri mondi? Questa sì che sarebbe una Grande Avventura! Addirittura più grande di quella di qualsiasi altra foglia prima di me!
Il mio entusiasmo non può più essere frenato:
- Sì, sì, facciamolo! Viaggeremo insieme per il mondo e per tutti i mondi che ci sono nella galassia! –
Mi affretto a correre verso la discarica e a trovare i pezzi che necessito per modificare il mio progetto; voglio regalare il robot che funziona tramite il pensiero alla mia nuova amica.
La cosa mi prenderà del tempo, lo so, ma insieme ce la faremo e conquisteremo la Terra prima e lo spazio poi!
La foglia sembra aver capito le mie intenzioni e piega le sue belle punte in quello che mi pare innegabilmente un sorriso; sento la sua fiducia e l’entusiasmo che condivide con me.
Per il momento, la proteggerò con tutto me stesso, fino al giorno in cui, insieme, spiccheremo il volo verso la nostra Grande Avventura.



                                                                   


#favola #amicizia #foglia #Tremila #errori #speranza #avventura



 

giovedì 15 settembre 2022

L'amore secondo me

 Recentemente ho partecipato ad un contest letterario riguardante il senso dell'amore. Sfortunatamente il mio testo non ha raggiunto il primo posto, tuttavia non rinnego ciò che ho scritto poiché era dettato da sentimenti reali, quindi ho deciso di pubblicarlo anche su questo blog, in modo che tutti voi possiate esserne partecipi.

“L’amore è una scelta consapevole, condivisa, talvolta difficile ma che si fa in due giorno dopo giorno camminando sulla stessa strada, mano nella mano, rivolti verso lo stesso orizzonte.
Dà la forza di valicare le montagne, placare le tempeste e ritrovarsi nonostante le difficoltà uniti più di prima. L’amore è un tesoro prezioso che va coltivato, nutrito e vissuto insieme.
L’amore è un arcobaleno di emozioni che spazia dal coraggio al timore, dalla felicità alla gelosia e dall’impazienza all’attesa.
Chi di noi non ha mai provato quel dilaniante desiderio di poter stare accanto alla persona amata? Di poter toccare la sua pelle, respirare il suo profumo, perdersi nei suoi occhi e udire la melodia della sua voce?Non esiste dolore più grande di doversi separare dalla persona amata, che sia un genitore, un marito o un figlio. È come se ogni singola cellula del nostro essere smettesse di respirare, di vivere; un’ondata di marea gelida e silenziosa ci travolge, annichilendo la nostra mente, avvolta nella più fitta nebbia.
Il dolore per la perdita della persona amata è direttamente proporzionale all’amore che le abbiamo dato.
Da questo punto di vista è corretto dire che l’amore può uccidere?
L’amore è vita, questa è la mia risposta.
Vivere l’amore significa votare la propria esistenza alla luce, ai sentimenti, a qualcosa che ci rende completi, alla gioia di condividere la nostra felicità con l’anima gemella.
L’amore è amore, non bada a generi o colori, non lasciatevi fuorviare da mentalità antiche e negazioniste ma trovate il coraggio di seguire ciò che il cuore vi suggerisce poiché il cuore non sbaglia mai.
L’amore è ovunque: se non mi credete, leggete le parole che qui di seguito vi scriverò e ditemi se non richiamano dei ricordi che vi faranno sorridere.
Fiore, nuvola, tramonto, parola, pensiero, progetto, casa.
Com’è possibile che parole che rappresentano cose tanto diverse – alcune astratte, altre tangibili – possano avere qualcosa che le lega indissolubilmente? È il sentimento che ci lega ad esse a dar loro tanto potere.
L’amore è ciò che ci ha messo al mondo, non dimentichiamolo mai: noi siamo il frutto dell’amore e questo seme è impiantato in profondità nel nostro essere. Sta a noi nutrirlo con la luce dei sentimenti e permettergli di sbocciare in tutta la sua bellezza.
Siamo esseri umani, e la nostra più grande forza, nonché fortuna, è la capacità di amare.”

Spero che questo mio pensiero possa donarvi serenità e farvi riflettere su quanto vale la persona che vi sta accanto. L'amore è speciale anche per questo: può essere provato da chiunque, senza distinzioni di sesso, razza, età o religione. E' il filo che lega tutti i destini. 



mercoledì 27 luglio 2022

Il fiore più bello

C'era una volta una rosa nata in un campo di fiori selvatici. 
Una rosa d'una bellezza senza eguali con grandi, carnosi petali d'un fucsia brillante; lo stelo lungo e flessibile; le foglie verdi e perfettamente rotonde; piccole spine acuminate e un profumo intenso che inebriava chi le stava accanto.
Fin da quando era solo un bocciolo in procinto di schiudersi, i fiori che la circondavano iniziarono a guardarla con sospetto: all'inizio erano incuriositi da una tale promessa di bellezza e inorgogliti dal fatto che un fiore tanto raro stesse per sbocciare in un campo qualunque come il loro; col tempo, però si fecero sempre più insicuri.
E se le api avessero preferito posarsi su quel fiore, invece che su di loro? E se gli umani avessero lodato solo quella rarità, invece di loro? Fu così che attesero con morbosa curiosità e una punta di timore il momento in cui la rosa sarebbe finalmente nata.
Quando il giorno venne, la rosa dispiegò i suoi freschi petali colorati, sbadigliò e si guardò attorno con gioioso interesse: vide molti fiori accanto a sé, taluni con colorate corolle che ondeggiavano graziosamente al vento, altri che stupivano con il loro profumo; vide forme insolite, altre più comuni, e si beò di quel luogo in cui il destino l'aveva portata.
Subito, però, i suoi vicini presero a vessarla:
- Guarda quella: non si vergogna del suo colore così appariscente? - disse una margherita che, nonostante i molti petali che possedeva, da sempre si crucciava del noioso colore bianco che avevano. 
- Già, è così volgare quel fucsia! - le fece eco un anemone dello stesso colore.
La piccola rosa non capiva come mai le stessero dicendo quelle cose: non aveva scelto di nascere con quel colore e, inoltre, trovava che i fiori bianchi fossero così delicati e graziosi! 
A disagio, si voltò da un'altra parte, pensando così di non infastidire ulteriormente i suoi vicini, tuttavia non ebbe migliore fortuna: un papavero rosso acceso la vide e tremò tutto dall'invidia, tanto che uno dei suoi fragili petali cadde al suolo.
- Ah, guarda che hai fatto! Ti credi bella perché hai così tanti petali? Non ti vergogni ad averne così tanti? Se avessi una decenza non mostreresti tutti quei petali! - le urlò stridula prima di scoppiare a piangere per il dispiacere. 
La rosa era costernata: non credeva di aver fatto del male a nessuno, ma tutti la odiavano. Perché? Era così sbagliata? Si guardò attorno piena di vergogna e vide che, in effetti, nessun altro possedeva tanti petali come lei o di un colore così incantevole. Si sentì, quindi, terribilmente sbagliata.
Non voleva offendere nessuno, desiderava solo di essere accettata e, di certo, quei fiori che erano al mondo da più tempo di lei dovevano saperla lunga su ciò che era giusto e ciò che era sbagliato; decise di credere ai suoi vicini: era lei ad essere sbagliata, non c'era dubbio. 
Attese la notte e usò le sue spine per graffiarsi le foglie in modo che non fossero più belle rotonde ma avessero strappi e una forma irregolare come quelle degli altri. Provò molto dolore e pianse di dispiacere, tuttavia si diceva che lo stava facendo per migliorarsi e non essere più così indecente come le avevano detto. Si scrollò forte fino a che alcuni di suoi petali esterni caddero, dopo di ché strisciò a terra in modo che la polvere attenuasse il fucsia che tanto l'aveva imbarazzata.
Quando la mattina giunse, era irriconoscibile: dentro sentiva un'infinita tristezza e si sentiva stanca come non mai, tuttavia sperava che gli altri fiori l'avrebbero finalmente accettata tra di loro.
E, invece, accadde l'opposto! 
Non solo i suoi vicini non smisero di vessarla, ma si fecero persino più crudeli:
- Guardala lì la gran bellezza... - 
- Non sei più tanto bella ora che sei coperta di polvere eh? - 
- Ti sta bene, chi ti credevi di essere? - 
Alla piccola rosa si riempirono gli stami di lacrime: perché era così sbagliata da non riuscire a piacere a nessuno?
Passò molti giorni ricurva su sé stessa, vergognandosi del suo aspetto e attendendo che qualcuno la calpestasse e ponesse fine alle sue sofferenze; ma ecco che una grossa ape gialla e nera si diresse verso di lei senza esitazioni, ignorando gli altri fiori che facevano di tutto per mettersi in mostra.
Si appoggiò con grazia ad una delle sue foglie rovinate e la guardò di sotto in su:
- Ehilà, posso chiederti che ci fa un bella rosa come te in un posto come questo? - le domandò con fare galante.
La rosa non sapeva se risponderle o meno: aveva già collezionato abbastanza insulti e non avrebbe sopportato di essere presa in giro più di così.  
- Non mi vuoi parlare solo perché sono una semplice ape operaia? - continuò l'ape sentendosi vagamente a disagio, così la rosa si scusò:
- Certo che no, è solo che io sono brutta e volgare, quindi non ho nulla da dire. - 
L'insetto spalancò gli occhi, incredulo:
- Chi ti ha detto questa cosa? Io ho naso, Bella, e tu hai un profumo dolcissimo! -  
Vedendo che la rosa non accennava a crederle, l'ape si guardò attorno e capì cosa era successo. Fece un fischio acuto e richiamò la sua amica rondine, che volò giù dal cielo veloce come una saetta d'ebano; le due si parlarono brevemente e la rondine spiccò di nuovo il volo. 
La rosa guardò con curiosità l'ape e questa le sorrise, malandrina:
- Vedrai se ho ragione oppure no... - le disse gongolando.
La rondine tornò stringendo nel becco una foglia colma di rugiada e la versò sulla rosa che tremò dal freddo raddrizzandosi in tutta la sua statura. Si scrollò di dosso l'acqua in eccesso, che aveva pulito i petali polverosi restituendo loro il colore brillante che gli apparteneva e li gonfiò per trattenere le poche gocce rimaste, che si misero a scintillare come diamanti colpiti dal sole.
La rondine fischiò per esprimere tutta la sua ammirazione e si posò addosso ad un girasole nano poco distante, che cercò di sbuffare infastidito. Ella lo zittì:
- Di cosa ti lamenti, tu? Ognuno di voi ha la sua bellezza: chi è alto, chi è delicato, chi ha molti petali, chi ne ha pochi e quindi sono ancora più preziosi! Invece di apprezzare le vostre peculiarità avete deriso quella povera rosa, spinti dall'invidia! Perché non sapete accettare chi è diverso da voi? -
Il girasole chiuse i suoi petali, vergognandosi di ciò che aveva fatto.
L'ape annuì e si rivolse all'amica rosa:
- Ti sei ferita, umiliata e sminuita pur di essere accettata dagli altri, ma dimmi: che male c'è ad essere semplicemente sé stessi? Perché devi vergognarti di ciò che sei? Io ti trovo bellissima, com'è possibile che tu non riesca a vederti per quello che sei? - 
La rosa arrossì e sentì un calore sconosciuto crescere dentro di sé: finalmente qualcuno l'aveva accettata senza imporle di essere diversa. 
Non doveva più autolimitarsi, nascondere ciò che era: aveva trovato degli amici che le avevano parlato con sincerità e aveva capito che chi cerca di sminuirti non ti ama per davvero. 
Chi ti ama lo fa disinteressatamente, lo fa accettando ciò che sei e apprezzandoti per le tue doti senza pretendere che cambi per lui. Non conosce invidia né risentimento e spera con tutto se stesso che tu possa spiccare il volo e risplendere. 
Da quel giorno, la rosa e i suoi amici vissero felici e liberi dalle imposizioni altrui.