lunedì 8 aprile 2013

Una nuova speranza

Ho smesso di credere nelle favole un anno e cinque mesi fa.
In trentaquattro giorni tutto ciò che avevo imparato e credevo venne distrutto in maniera così brutale da non lasciare nemmeno dei frammenti a cui aggrapparsi.
Da allora ho trascorso la maggior parte del tempo completando l'opera iniziata da Dio, il Destino o Madre Natura che dir si voglia; ho cercato di disimparare quello che mi avevano insegnato, di soffocare anche l'ultimo alito speranza e ottimismo per il futuro e di impormi ciò che il dolore e la solitudine mi avevano messo sotto gli occhi con tanta crudeltà: non c'è giustizia a questo mondo, non basta essere onesti per avere qualcosa di buono in cambio.
Sono diventata cinica e insensibile, piena di rabbia e di odio verso gli altri. Odiavo tutto, specialmente me stessa.
Ho trascorso settimane, mesi come se fossi un pezzo di legno guidato dalle onde e spinto chissà dove. Non mi interessava sapere dove sarei finita, né quando sarei arrivata alla fine del viaggio. Non c'era niente di importante.
Prima della morte di mio padre ero una persona completamente diversa, sia nel corpo che nello spirito: sono cresciuta in un mondo pieno d'amore e di correttezza, un mondo che tanti non riescono nemmeno ad immaginare.
Mi rendo conto solo ora che era come se fossi protetta da una scintillante campana di vetro. La mia campana, magari, non era rifinita d'oro e non aveva pietre preziose come ornamento, ma era di un vetro duro  come e più del diamante. Di ciò devo ringraziare mia madre e mio padre, che sono e resteranno sempre le persone migliori che abbia mai incontrato.
In questi mesi, la persona che ero è rimasta silente, schiacciata dal dolore e dai ricordi, nascosta. Ciò che siamo non muore mai fino in fondo; si può nascondere, può chiudersi in un guscio in attesa di qualcuno o qualcosa che possa risvegliarla, che possa darle un raggio di nuova speranza, ma non svanisce.
Il mio cielo è stato squarciato all'improvviso da un potente raggio di luce; se sia la luce del sole oppure un lampo isolato io non posso saperlo, ma ciò che conta è che ora ho la speranza che lo sia, e che possa col tempo liberare dal ghiaccio la persona che attende rinchiusa nel suo guscio.


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