A quasi cinque anni dal mio primo (e, finora, unico) viaggio in Scozia mi trovo a ripensare con nostalgia a quella terra incredibile che mi ha rubato l'anima.
Ammetto con una certa vergogna che la mia passione per questa terra meravigliosa nacque piuttosto improvvisamente a seguito di una serie tv riguardante un bel manzo in kilt e una crocerossina spedita indietro nel tempo. Rimasi folgorata vedendola, non tanto per la trama scontata e melensa, piuttosto per i paesaggi che agirono come una calamita magica sul mio cervello e mi spinsero sempre di più a documentarmi, a sognare ad occhi aperti di poter visitare quegli spazi immensi e ad ordire il folle piano che mi avrebbe permesso di raggiungere quella terra distante nell'arco di pochi mesi.
Essendo io figlia unica e orfana di padre non è stato facile far accettare a mia madre la mia grandiosa idea, tuttavia ho sempre avuto un carattere molto deciso e non incline alla resa, quindi ho studiato nei minimi dettagli il percorso che avrei dovuto seguire: non potevo affidarmi ad un tour operator per via delle ristrettezze economiche in cui versavo, così ho fatto tutto da me.
Iniziai dai voli: all'epoca non esisteva il diretto Milano Bergamo-Edimburgo, quindi prenotai un volo da Bergamo a Londra ed una coincidenza dalla capitale ad Edimburgo. Fui piuttosto ottimista, dato che misi solo un'ora tra i due voli ma tutto filò liscio e riuscii a prenderli entrambi senza particolari problemi.
Ora, se ami viaggiare ma non sei benestante, ti devi adattare: scelsi di proposito un ostello solo per ragazze, situato appena fuori dalla Royal Mile, nella speranza che mia madre si rassicurasse un poco; un luogo carino e gestito da una ragazza della mia età che mi diede un sacco di spunti per il mio soggiorno di quattro giorni in quella che divenne, sin dal primo momento in cui vi misi piede, la mia città preferita di sempre.
Adoro lo stile architettonico di Edimburgo: i suoi vicoli, i palazzi di pietra, la vista sul Mare del Nord, i giardini ordinati e colorati in contrasto con il grigio degli edifici, il magnifico Castello che domina la città vecchia dall'altura di Castle Rock. Ho girato la città in lungo e in largo a piedi osservando i negozi, ascoltando il suono delle cornamuse, assaporando la storia e la quotidianità di questa terra lontana e, tuttavia, così affine al mio cuore.
Sin dal primo giorno imparai che ad Edimburgo non è consigliato usare l'ombrello nonostante la pioggia sia davvero molto comune: la città è ventosa e i suoi abitanti hanno semplicemente imparato ad ignorare i continui cambiamenti climatici; ecco perché solo i turisti si affannano a cercare riparo sotto l'ombrello (con scarsi risultati) mentre gli edimburghesi si limitano a portare cappucci o a stare direttamente sotto la fine pioggerella senza prestarvi particolare attenzione.
Ricordo bene come, il giorno in cui visitai il castello, fosse una giornata grigia e umida; con buona pace della mia reflex Nikon nuova di zecca, scattai quante più foto possibili per cercare di immortalare la bellezza che si trovava davanti ai miei occhi. Entrai in una delle sale per osservare la famosa pietra del destino e, quando ne uscii... meraviglia!
Per la prima volta dal mio arrivo uscì il sole, come una magia, e i colori cambiarono radicalmente in un'esplosione di tonalità che mai avevo veduto prima. Non sembrava nemmeno la stessa città: il verde degli alberi, il blu intenso del mare, persino le pietre del castello cambiarono colore.
Ero così sbalordita che, immagino, devo essere sembrata un pesce lesso con le lacrime agli occhi a tutti coloro che mi erano vicini. Rifeci tutte le fotografie.
I miei giorni ad Edimburgo passarono veloci e ricchi di cose da vedere: musei ( tutti gratuiti, come nel resto degli UK, dove la cultura è un diritto, non solo un piacere), chiese, pub, zoo e giardini; non mi feci mancare nulla, nemmeno la ricerca dei luoghi che ispirarono J.K. Rowling nella creazione della sua saga più famosa ( per questo devo ringraziare una barista che mi raccontò per filo e per segno le abitudini della scrittrice quando era cliente fissa di quel locale).
Entusiasta, presi il treno (prenotato precedentemente) per raggiungere le Highlands: Inverness fu la mia seconda tappa, dove rimasi per tre giorni in un ostello gestito da una signora di nome Shella che ancora oggi ricordo con affetto. Era solita chiamarmi my darling e stupirsi per il fatto che, a colazione, rifiutassi il suo ottimo salmone spadellato per preferire cose tipo frutta e yogurt.
Il viaggio in treno di tre ore e mezza lungo la costa est della Scozia è qualcosa che consiglio vivamente: permette di vedere con calma paesini, montagne e come il paesaggio cambi tra il sud e il nord del Paese. Incantevole.
Scelsi Inverness come base nonostante la cittadina di per sé non offra attrazioni spettacolari come Edimburgo per due motivi: è situata sul canale di Caledonia, che porta direttamente al Loch Ness, ed è la base ideale per approfittare di uno dei tanti tour operator della zona e fare un'escursione verso l'Isola di Skye e il castello di Eliean Donan. Per entrambe le dritte devo ringraziare Shella, che mi consigliò sia il tour operator che la crociera sul Loch Ness.
Chiunque si sia documentato un minimo sulla Scozia sa che Eilean Donan non è una tappa che si può evitare: il piccolo castello è unico per la sua location e lo stile kitsch dei suoi arredamenti; offre inoltre tra le più belle viste di tutto il Paese. Penso di aver fatto minimo un centinaio di foto in quella occasione!
Da Eilean Donan la strada è breve e lineare verso l'Isola di Skye, un altro dei must del turismo scozzese: l'isola è incredibilmente brulla, le sue montagne levigate e spoglie, tuttavia è incantevole. Le pecore che attraversano la strada incuranti della presenza umana, la vastità del territorio e il colore straordinario dell'oceano sono solo poche delle attrattive dell'isola.
Con una breve camminata dall'ostello in cui mi trovavo giunsi infine al Canale di Caledonia, dove mi attendeva un grazioso battello che permette ai turisti di fare una piccola crociera sul Loch Ness. Il lago è maestoso: le sue acque sono molto scure, quasi nere, per via delle alghe che lo popolano e la fredda temperatura. E' incorniciato da alte foreste, colli e dal bellissimo castello di Urquhart. Ricordo come fosse una giornata fredda e grigia e avessi passato buona parte della crociera sottocoperta bevendo dell'ottima cioccolata calda e chiacchierando con i simpatici baristi della nave quando arrivammo ad Urquhart: uscii per scattare delle foto nonostante il maltempo ed ecco che ancora una volta la magia della Scozia si avverò: la nuvolona carica di pioggia sopra le nostre teste si mosse ed il sole fece capolino trasformando in maniera incredibile i colori del castello e dei prati adiacenti. Un'esplosione di tonalità che mi rapì nuovamente il cuore.
Tornai nel sud del Paese il giorno seguente, ancora con il treno, scendendo dalla costa ovest in direzione Glasgow.
La città di Glasgow è molto moderna, non assomiglia per niente alla gotica Edimburgo né alle selvagge Highlands e forse proprio per questo non l'ho apprezzata come meriterebbe. Devo dare atto che possiede dei musei interessantissimi, primi tra tutti il museo della scienza, nel quale ho perso quasi una giornata intera divertendomi come una bambina.
Rientrai in Italia da Glasgow facendo scalo ancora una volta a Londra con la consapevolezza che quel viaggio in solitaria è stato l'esperienza che in assoluto mi ha fatto sentire più viva in tutta la mia vita. La Scozia è una terra incantevole, ricchissima di storia, curiosità e gente simpatica ed espansiva all'inverosimile. Mi sono trovata benissimo lassù e aspetto con ansia e nostalgia il momento in cui potrò tornarvi, magari questa volta accompagnata dalla persona che amo, per condividere con lui la cangiante bellezza dei suoi paesaggi. Immagino che, quando questo accadrà, il mio cuore potrà davvero sentirsi completo e mi ricongiungerò con quella parte di me che è rimasta là in attesa del mio ritorno.
#scozia #viaggio #highlands #inverness #lochness #eileandonan #skye #edinburgh #lovescotland
Adoro lo stile architettonico di Edimburgo: i suoi vicoli, i palazzi di pietra, la vista sul Mare del Nord, i giardini ordinati e colorati in contrasto con il grigio degli edifici, il magnifico Castello che domina la città vecchia dall'altura di Castle Rock. Ho girato la città in lungo e in largo a piedi osservando i negozi, ascoltando il suono delle cornamuse, assaporando la storia e la quotidianità di questa terra lontana e, tuttavia, così affine al mio cuore.
Sin dal primo giorno imparai che ad Edimburgo non è consigliato usare l'ombrello nonostante la pioggia sia davvero molto comune: la città è ventosa e i suoi abitanti hanno semplicemente imparato ad ignorare i continui cambiamenti climatici; ecco perché solo i turisti si affannano a cercare riparo sotto l'ombrello (con scarsi risultati) mentre gli edimburghesi si limitano a portare cappucci o a stare direttamente sotto la fine pioggerella senza prestarvi particolare attenzione.
Ricordo bene come, il giorno in cui visitai il castello, fosse una giornata grigia e umida; con buona pace della mia reflex Nikon nuova di zecca, scattai quante più foto possibili per cercare di immortalare la bellezza che si trovava davanti ai miei occhi. Entrai in una delle sale per osservare la famosa pietra del destino e, quando ne uscii... meraviglia!
Per la prima volta dal mio arrivo uscì il sole, come una magia, e i colori cambiarono radicalmente in un'esplosione di tonalità che mai avevo veduto prima. Non sembrava nemmeno la stessa città: il verde degli alberi, il blu intenso del mare, persino le pietre del castello cambiarono colore.
Ero così sbalordita che, immagino, devo essere sembrata un pesce lesso con le lacrime agli occhi a tutti coloro che mi erano vicini. Rifeci tutte le fotografie.
I miei giorni ad Edimburgo passarono veloci e ricchi di cose da vedere: musei ( tutti gratuiti, come nel resto degli UK, dove la cultura è un diritto, non solo un piacere), chiese, pub, zoo e giardini; non mi feci mancare nulla, nemmeno la ricerca dei luoghi che ispirarono J.K. Rowling nella creazione della sua saga più famosa ( per questo devo ringraziare una barista che mi raccontò per filo e per segno le abitudini della scrittrice quando era cliente fissa di quel locale).
Entusiasta, presi il treno (prenotato precedentemente) per raggiungere le Highlands: Inverness fu la mia seconda tappa, dove rimasi per tre giorni in un ostello gestito da una signora di nome Shella che ancora oggi ricordo con affetto. Era solita chiamarmi my darling e stupirsi per il fatto che, a colazione, rifiutassi il suo ottimo salmone spadellato per preferire cose tipo frutta e yogurt.
Il viaggio in treno di tre ore e mezza lungo la costa est della Scozia è qualcosa che consiglio vivamente: permette di vedere con calma paesini, montagne e come il paesaggio cambi tra il sud e il nord del Paese. Incantevole.
Scelsi Inverness come base nonostante la cittadina di per sé non offra attrazioni spettacolari come Edimburgo per due motivi: è situata sul canale di Caledonia, che porta direttamente al Loch Ness, ed è la base ideale per approfittare di uno dei tanti tour operator della zona e fare un'escursione verso l'Isola di Skye e il castello di Eliean Donan. Per entrambe le dritte devo ringraziare Shella, che mi consigliò sia il tour operator che la crociera sul Loch Ness.
Chiunque si sia documentato un minimo sulla Scozia sa che Eilean Donan non è una tappa che si può evitare: il piccolo castello è unico per la sua location e lo stile kitsch dei suoi arredamenti; offre inoltre tra le più belle viste di tutto il Paese. Penso di aver fatto minimo un centinaio di foto in quella occasione!
Da Eilean Donan la strada è breve e lineare verso l'Isola di Skye, un altro dei must del turismo scozzese: l'isola è incredibilmente brulla, le sue montagne levigate e spoglie, tuttavia è incantevole. Le pecore che attraversano la strada incuranti della presenza umana, la vastità del territorio e il colore straordinario dell'oceano sono solo poche delle attrattive dell'isola.
Con una breve camminata dall'ostello in cui mi trovavo giunsi infine al Canale di Caledonia, dove mi attendeva un grazioso battello che permette ai turisti di fare una piccola crociera sul Loch Ness. Il lago è maestoso: le sue acque sono molto scure, quasi nere, per via delle alghe che lo popolano e la fredda temperatura. E' incorniciato da alte foreste, colli e dal bellissimo castello di Urquhart. Ricordo come fosse una giornata fredda e grigia e avessi passato buona parte della crociera sottocoperta bevendo dell'ottima cioccolata calda e chiacchierando con i simpatici baristi della nave quando arrivammo ad Urquhart: uscii per scattare delle foto nonostante il maltempo ed ecco che ancora una volta la magia della Scozia si avverò: la nuvolona carica di pioggia sopra le nostre teste si mosse ed il sole fece capolino trasformando in maniera incredibile i colori del castello e dei prati adiacenti. Un'esplosione di tonalità che mi rapì nuovamente il cuore.
Tornai nel sud del Paese il giorno seguente, ancora con il treno, scendendo dalla costa ovest in direzione Glasgow.
La città di Glasgow è molto moderna, non assomiglia per niente alla gotica Edimburgo né alle selvagge Highlands e forse proprio per questo non l'ho apprezzata come meriterebbe. Devo dare atto che possiede dei musei interessantissimi, primi tra tutti il museo della scienza, nel quale ho perso quasi una giornata intera divertendomi come una bambina.
Rientrai in Italia da Glasgow facendo scalo ancora una volta a Londra con la consapevolezza che quel viaggio in solitaria è stato l'esperienza che in assoluto mi ha fatto sentire più viva in tutta la mia vita. La Scozia è una terra incantevole, ricchissima di storia, curiosità e gente simpatica ed espansiva all'inverosimile. Mi sono trovata benissimo lassù e aspetto con ansia e nostalgia il momento in cui potrò tornarvi, magari questa volta accompagnata dalla persona che amo, per condividere con lui la cangiante bellezza dei suoi paesaggi. Immagino che, quando questo accadrà, il mio cuore potrà davvero sentirsi completo e mi ricongiungerò con quella parte di me che è rimasta là in attesa del mio ritorno.
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