C'era una volta una rosa nata in un campo di fiori selvatici.
Una rosa d'una bellezza senza eguali con grandi, carnosi petali d'un fucsia brillante; lo stelo lungo e flessibile; le foglie verdi e perfettamente rotonde; piccole spine acuminate e un profumo intenso che inebriava chi le stava accanto.
Fin da quando era solo un bocciolo in procinto di schiudersi, i fiori che la circondavano iniziarono a guardarla con sospetto: all'inizio erano incuriositi da una tale promessa di bellezza e inorgogliti dal fatto che un fiore tanto raro stesse per sbocciare in un campo qualunque come il loro; col tempo, però si fecero sempre più insicuri.
E se le api avessero preferito posarsi su quel fiore, invece che su di loro? E se gli umani avessero lodato solo quella rarità, invece di loro? Fu così che attesero con morbosa curiosità e una punta di timore il momento in cui la rosa sarebbe finalmente nata.
Quando il giorno venne, la rosa dispiegò i suoi freschi petali colorati, sbadigliò e si guardò attorno con gioioso interesse: vide molti fiori accanto a sé, taluni con colorate corolle che ondeggiavano graziosamente al vento, altri che stupivano con il loro profumo; vide forme insolite, altre più comuni, e si beò di quel luogo in cui il destino l'aveva portata.
Subito, però, i suoi vicini presero a vessarla:
- Guarda quella: non si vergogna del suo colore così appariscente? - disse una margherita che, nonostante i molti petali che possedeva, da sempre si crucciava del noioso colore bianco che avevano.
- Già, è così volgare quel fucsia! - le fece eco un anemone dello stesso colore.
La piccola rosa non capiva come mai le stessero dicendo quelle cose: non aveva scelto di nascere con quel colore e, inoltre, trovava che i fiori bianchi fossero così delicati e graziosi!
A disagio, si voltò da un'altra parte, pensando così di non infastidire ulteriormente i suoi vicini, tuttavia non ebbe migliore fortuna: un papavero rosso acceso la vide e tremò tutto dall'invidia, tanto che uno dei suoi fragili petali cadde al suolo.
- Ah, guarda che hai fatto! Ti credi bella perché hai così tanti petali? Non ti vergogni ad averne così tanti? Se avessi una decenza non mostreresti tutti quei petali! - le urlò stridula prima di scoppiare a piangere per il dispiacere.
La rosa era costernata: non credeva di aver fatto del male a nessuno, ma tutti la odiavano. Perché? Era così sbagliata? Si guardò attorno piena di vergogna e vide che, in effetti, nessun altro possedeva tanti petali come lei o di un colore così incantevole. Si sentì, quindi, terribilmente sbagliata.
Non voleva offendere nessuno, desiderava solo di essere accettata e, di certo, quei fiori che erano al mondo da più tempo di lei dovevano saperla lunga su ciò che era giusto e ciò che era sbagliato; decise di credere ai suoi vicini: era lei ad essere sbagliata, non c'era dubbio.
Attese la notte e usò le sue spine per graffiarsi le foglie in modo che non fossero più belle rotonde ma avessero strappi e una forma irregolare come quelle degli altri. Provò molto dolore e pianse di dispiacere, tuttavia si diceva che lo stava facendo per migliorarsi e non essere più così indecente come le avevano detto. Si scrollò forte fino a che alcuni di suoi petali esterni caddero, dopo di ché strisciò a terra in modo che la polvere attenuasse il fucsia che tanto l'aveva imbarazzata.
Quando la mattina giunse, era irriconoscibile: dentro sentiva un'infinita tristezza e si sentiva stanca come non mai, tuttavia sperava che gli altri fiori l'avrebbero finalmente accettata tra di loro.
E, invece, accadde l'opposto!
Non solo i suoi vicini non smisero di vessarla, ma si fecero persino più crudeli:
- Guardala lì la gran bellezza... -
- Non sei più tanto bella ora che sei coperta di polvere eh? -
- Ti sta bene, chi ti credevi di essere? -
Alla piccola rosa si riempirono gli stami di lacrime: perché era così sbagliata da non riuscire a piacere a nessuno?
Passò molti giorni ricurva su sé stessa, vergognandosi del suo aspetto e attendendo che qualcuno la calpestasse e ponesse fine alle sue sofferenze; ma ecco che una grossa ape gialla e nera si diresse verso di lei senza esitazioni, ignorando gli altri fiori che facevano di tutto per mettersi in mostra.
Si appoggiò con grazia ad una delle sue foglie rovinate e la guardò di sotto in su:
- Ehilà, posso chiederti che ci fa un bella rosa come te in un posto come questo? - le domandò con fare galante.
La rosa non sapeva se risponderle o meno: aveva già collezionato abbastanza insulti e non avrebbe sopportato di essere presa in giro più di così.
- Non mi vuoi parlare solo perché sono una semplice ape operaia? - continuò l'ape sentendosi vagamente a disagio, così la rosa si scusò:
- Certo che no, è solo che io sono brutta e volgare, quindi non ho nulla da dire. -
L'insetto spalancò gli occhi, incredulo:
- Chi ti ha detto questa cosa? Io ho naso, Bella, e tu hai un profumo dolcissimo! -
Vedendo che la rosa non accennava a crederle, l'ape si guardò attorno e capì cosa era successo. Fece un fischio acuto e richiamò la sua amica rondine, che volò giù dal cielo veloce come una saetta d'ebano; le due si parlarono brevemente e la rondine spiccò di nuovo il volo.
La rosa guardò con curiosità l'ape e questa le sorrise, malandrina:
- Vedrai se ho ragione oppure no... - le disse gongolando.
La rondine tornò stringendo nel becco una foglia colma di rugiada e la versò sulla rosa che tremò dal freddo raddrizzandosi in tutta la sua statura. Si scrollò di dosso l'acqua in eccesso, che aveva pulito i petali polverosi restituendo loro il colore brillante che gli apparteneva e li gonfiò per trattenere le poche gocce rimaste, che si misero a scintillare come diamanti colpiti dal sole.
La rondine fischiò per esprimere tutta la sua ammirazione e si posò addosso ad un girasole nano poco distante, che cercò di sbuffare infastidito. Ella lo zittì:
- Di cosa ti lamenti, tu? Ognuno di voi ha la sua bellezza: chi è alto, chi è delicato, chi ha molti petali, chi ne ha pochi e quindi sono ancora più preziosi! Invece di apprezzare le vostre peculiarità avete deriso quella povera rosa, spinti dall'invidia! Perché non sapete accettare chi è diverso da voi? -
Il girasole chiuse i suoi petali, vergognandosi di ciò che aveva fatto.
L'ape annuì e si rivolse all'amica rosa:
- Ti sei ferita, umiliata e sminuita pur di essere accettata dagli altri, ma dimmi: che male c'è ad essere semplicemente sé stessi? Perché devi vergognarti di ciò che sei? Io ti trovo bellissima, com'è possibile che tu non riesca a vederti per quello che sei? -
La rosa arrossì e sentì un calore sconosciuto crescere dentro di sé: finalmente qualcuno l'aveva accettata senza imporle di essere diversa.
Non doveva più autolimitarsi, nascondere ciò che era: aveva trovato degli amici che le avevano parlato con sincerità e aveva capito che chi cerca di sminuirti non ti ama per davvero.
Chi ti ama lo fa disinteressatamente, lo fa accettando ciò che sei e apprezzandoti per le tue doti senza pretendere che cambi per lui. Non conosce invidia né risentimento e spera con tutto se stesso che tu possa spiccare il volo e risplendere.
Da quel giorno, la rosa e i suoi amici vissero felici e liberi dalle imposizioni altrui.
